Narrare di sè, parlare al mondo. Iaia Caputo e Scuola Holden

 

scuola holden iaia caputo

 

Quattro moduli di scrittura autobiografica, in collaborazione con la Scuola Holden, a Torino.

 

Programma

 

Se l’arte della narrazione sta nella capacità di ricordare quel che non è mai accaduto, il lavoro della memoria è quello di inventare ciò che è davvero accaduto. Sembra quasi un paradosso, ma entrambe appartengono alla sfera creativa e sono in perenne movimento. Mentono e immaginano. Perché per narrazione e memoria non sono i fatti a contare, ma il senso. E nel caso della memoria, è il senso a restituirci ciò che abbiamo vissuto.

 

Partiremo dalla rievocazione dei nostri ricordi, riattivando la memoria sensoriale e utilizzando la scrittura automatica, li ricostruiremo e infine proveremo a raccontarli. Soprattutto, al fine di cogliere la verità più intima della scrittura autobiografica, impareremo dove cercare. Perché il nostro vissuto, contrariamente a quanto si può pensare, non è un best-seller e non interessa a nessuno. Dobbiamo saperci inoltrare nelle nostre miniere interiori, come diceva Giorgio Caproni, per recuperare l’universale umano che racconta di sé ma parla agli altri.

 

Siamo umani perché possediamo la memoria. Essa ci ha reso esseri narranti. Per partecipare bisogna solo essere pronti a mettersi in gioco. Immergersi nei ricordi come in un vaso di Pandora e interrogarli come se li vedessimo per la prima volta non è facile. Ma poi, una volta risaliti, forse stringeremo tra le mani un po’ del senso mutevole e cangiante delle nostre vite.

 

Cosa serve

  • una penna, un taccuino e, se si vuole, anche supporti tecnologici
  • più avanti nel corso, una fotografia e alcuni oggetti
  • soprattutto, un buon allenamento all’apnea, per andare a fondo, e ancora più a fondo. Poi si risale sempre, e mai a mani vuote

 

Calendario

Il sabato dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18, la domenica dalle 9.30 alle 13.30.

  • 14 e 15 dicembre 2019
  • 25 e 26 gennaio 2020
  • 22 e 23 febbraio 2020
  • 21 e 22 marzo 2020

 

Costo

Il costo è di 590 euro.

 

Iscrizioni

È possibile iscriversi on-line, sul sito della Scuola Holden.

 

La docente


Bio

Bio

Iaia Caputo, per molti anni giornalista, è scrittrice e traduttrice. Autrice dei saggi Mai devi dire, Di cosa parlano le donne quando parlano d’amore (Corbaccio), Le donne non invecchiano mai, Il silenzio degli uomini (Feltrinelli), e dei romanziDimmi ancora una parola (Guanda), Era mia madre (Feltrinelli, maggio 2016). I suoi libri sono stati tradotti in Spagna, Portogallo, Croazia. A Milano tiene corsi e workshop di Scrittura e Tecniche narrative e di Scrittura Autobiografica.



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Corsi in programma

Era mia madre

Era mia madre (2016)

Era mia madre (2016)
Parigi. È qui che la passione per la danza ha condotto Alice, acrobata di un'esistenza precaria come la maggior parte dei suoi coetanei: la generazione senza futuro, quella immersa in un eterno presente che si sente derubata da chi l'ha preceduta. Il suo vivere fuori squadra e senza radici è in parte anche una sfida alla madre - insigne grecista, docente universitaria, alle spalle brucianti passioni politiche e un presente di dolenti disillusioni -, da sempre convinta che l'unico antidoto al caos e alle brutture del mondo è la bellezza; che ci si può considerare vivi fino a quando ci si lascia sopraffare dalla nuda poesia dell'esistenza. Dopo uno scontro feroce, la accompagna alla stazione e, mentre un giovane pianista "di strada" sta suonando con mani incerte una semplice melodia, la madre si accascia. A Napoli, dove la riportano in coma, quel corpo diventa per Alice uno scrigno di memoria e un enigma, a ogni nuova scoperta - sorprendenti segreti e impensate fragilità una figura sempre più mutevole e cangiante. Il ritorno a Napoli coincide per lei con il ritorno nella casa della sua infanzia, dove è costretta a una difficile convivenza con il padre, chiuso in una scontrosa solitudine. Iaia Caputo scava nel cuore di una figlia per arrivare al grande cuore di sua madre, per ripercorrere la catena dei giorni e dell'accadere, perché capita che infine sia il dolore che insegna l'arte di vivere.

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